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Archive for settembre 2014

WALSER

Venerdì 26 settembre 2014

spazio Thetis, Arsenale Novissimo, Venezia

da un’idea di Franco Pavanello
a cura di Caterina Benvegnù con la collaborazione di Enoch Battagin

con:
Mario Airò, John Armleder, Massimo Bartolini, Emanuele Becheri, Alex Bellan, Monica Bonvicini, Ana Maria Bresciani, Martin Creed, Jan Fabre, Peter Fischli & David Weiss, Stefania Galegati, Luigi Ghirri, Chris Gilmour, Peter Liechti,       Bruno Lorini, Thorsten Kirchhoff, Kensuke Koike, Dimitris Kozaris, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Diego Perrone, Quay Brothers, Pietro Roccasalva, Antonio Rovaldi, J.F. Schnyder, Roman Signer, Alessandra Tesi, Guido Van Der Werve, Cesare Viel, Luca Vitone, Vedovamazzei, Jordan Wolfson

Opening ore 18:00

Tavola rotonda inaugurale ore 15:00
a cura di Cristina Menegolli e Caterina Benvegnù
con: Eugenio Baroncelli, Massimo Bartolini, Rocco Lorusso (Libreria Simon Tanner, Roma), Antonio Rovaldi, Beppe Sebaste


“Ha visto i colori divini del Lago di Costanza?” è un’esposizione che prende forma e ispirazione dalla poetica dello scrittore svizzero Robert Walser.

Nato nel 1878 e morto il giorno di Natale del 1956, Walser è figura unica all’interno del panorama letterario europeo. I personaggi che vanno a delinearsi nei suoi testi sono perlopiù dei perdigiorno (il protagonista tratteggiato da Eichendorff in Vita di un perdigiorno vede in Walser l’erede più autentico, rispetto a questa visione filosofica e romantica della vita). L’opera di Walser si fonda su di una narrazione disgiuntiva, sconnessa, destrutturata. Essa diviene poetica del frammento, di un’osservazione itinerante accompagnata da lunghe passeggiate, dell’esperienza di luoghi ed eventi come ricerca di un significato ulteriore, vicino alle contingenze della vita quotidiana, e pur ad esse più lontano che mai.

La contemporaneità propria di tale scrittura diviene lo stimolo per comporre una mostra nella quale diversi lavori di artisti nazionali ed internazionali le facciano da rimando. L’intento del progetto è di dar vita ad un percorso che – delicatamente – sveli, accenni e indaghi una poetica fatta di ironia, solitudine, lentezza, scomparsa.

Indagare su (e con) Robert Walser vuol dire andare alla ricerca in punta di piedi di tracce poco evidenti, di camminare con la sua scrittura di sparizioni, di percorrere lentamente direzioni poco marcate. Le opere in mostra tenteranno, con linguaggio narrativo affine, di infilarsi tra le pieghe di questo percorso, di inciampare con lui tra immagini, visioni, sonorità.

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